Mortal Kombat 11: la lista completa di tutte le STAGE BRUTALITY!

Sorprendete i vostri nemici con queste finisher speciali, non presenti nelle liste mosse standard del gioco e utilizzabili fin da subito.

Injustice 2 (2017) - La recensione completa!

Gli autori di Mortal Kombat ci riportano nella loro distopica versione dell'universo DC Comics. Ed è un vero piacere...

L'incredibile ed inedita storia del film Mortal Kombat (1995).

Vi raccontiamo tutti i retroscena della nascita della pellicola che ha saputo spezzare la maledizione che legava cinema e videogiochi.

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giovedì 31 ottobre 2019

[Speciale Halloween] "Bad Toasty": una creepypasta a tema Mortal Kombat!

Sicuramente molti di voi hanno sentito parlare del fenomeno "Creepypasta", ovvero quelle storielle horror nate e diffuse su internet, di solito in totale anonimato, per terrorizzare i curiosi lettori.

Queste moderne "leggende metropolitane" sono in auge dal 2006 (inizialmente tramite il controverso canale 4chan) e si dividono in varie categorie, una delle quali, detta "Gamepasta", sfrutta l'ambito videoludico imbastendoci sopra risvolti misteriosi e inquietanti (famose quelle sui Pokemon).

Quale migliore occasione quindi per rispolverare una delle poche Creepypasta a tema Mortal Kombat se non la settimana di Halloween?
Diciamolo subito, a differenza di molte restate in anonimato, questa la scrissi io nel 2016 sul  "Creepypasta Forum" (grazie allo staff per gli utili accorgimenti), per poi essere ufficializzata tempo dopo nel sito ufficiale "Creepypasta Italia Wiki" e, in seguito, fu notata dallo youtuber Doctor Game (ringrazio anche lui per la mia menzione nei crediti) che ne ha fatto un "creepyssimo" video.

Certo, può aver perso un po' di smalto dato che si sa chi è l'autore, ma forse può fare ancora il suo effetto... quindi "godetevela" e buona lettura!


"BAD TOASTY" - Uno strano fatto su Mortal Kombat...

Sicuramente conoscerete tutti Mortal Kombat, quella popolare saga di picchiaduro ancora attiva, nata nel 1992, che contiene personaggi come i famosi ninja Scorpion e Sub Zero, ambientazioni orientaleggianti di stampo dark-fantasy ed una certa propensione al gore che inizialmente fece discutere, ma che con gli anni a venire destò sempre meno problemi a causa dell’aumento di violenza nei videogiochi in generale.

Purtroppo, però, questo non è un excursus su una saga celebre, è una testimonianza di un avvenimento collegato a questa saga celebre, che mi rovina la vita ancora adesso, dopo sei anni.


Voi potrete anche non credere a quello che sto testimoniando, ma in ogni caso vi auguro di non viverlo mai.


In una nota fiera di fumetto italiana (non faccio nomi), v’era una negozio di retrogames (non faccio nomi) per console varie, Playstation, Nintendo 64… Ma anche SNES, Saturn e così via, molti dei quali venduti unboxed (senza scatola). Vidi fra questi uno dei miei titoli preferiti dell’adolescenza: Mortal Kombat Trilogy per PSX.



Siccome era a soli quindici euro ed era a tutti gli effetti originale, nonostante mancassero custodia e libretto, lo comprai senza batter ciglio. Non sono mai stato un grande appassionato della serie, ma il Trilogy me lo ricordo con piacere perché ci giocavo da un amico ed era un picchiaduro davvero divertente e pieno di personaggi (almeno per l’epoca).


A casa, tirai fuori dalla bustina in plastica la mia copia, rispolverai la vecchia Play e provai a vedere se funzionava bene.


Era tutto a posto, dalla grafica al sonoro; così scelsi Johnny Cage ed iniziai la prima torre (quella con meno avversari).


Provai a fare un cheat che mi faceva parecchio ridere all’epoca, ovvero tirar fuori “l’omino toasty” eseguendo tre o quattro uppercut a ripetizione. L’omino non era altro che il programmatore Dan Forden, che compariva a lato dicendo in falsetto “toastyyy!” , o “cryspyyy!”, dipende.


Ed eccoci al punto, continuavo a fare uppercut ma lui non saltava fuori, anche al secondo avversario feci più che altro uppercut appena mi era possibile, ma lui niente, finché sentii il suono “toasty” un po’ disturbato ma senza nessun Forden spuntare a destra.


Sembrava un bug e continuai a giocare senza pensarci su, anche perché gli avversari diventavano sempre più ostili; fino a che mandai a segno un altro uppercut.


Maledetta quella mossa, il gioco si bloccò d’impatto e sbucò da destra, improvvisamente, “l’omino toasty” senza alcun suono ad accompagnarlo.



Il problema è che non era come quello classico, lì aveva una bocca gigantesca come se avesse il legamento della mandibola lacerato, sangue sul busto e occhi cavati.



In quel momento sobbalzai sulla sedia… Non poteva essere uno dei tanti bug perché era troppo dettagliato. L’immagine restò ferma, senza sonoro, per alcuni secondi… poi iniziarono a scomparire elementi della schermata bloccata: prima i personaggi, poi alcuni pezzi di sfondo (ero nello stage “The Balcony”).


Presi la fotocamera per vedere di immortalare la cosa e, dopo aver scattato, scomparve anche tutto il resto fino ad avere lo schermo nero con solo l’omino a destra, che mi guardava con quegli occhi assenti.





Non osavo spegnere, volevo vedere che sarebbe successo, tanto quel gioco ormai l’avevo dato per perduto.


Lo schermo rimase sempre uguale, con l’omino mutilato fermo allo stesso posto e, dopo qualche minuto, iniziarono a sentirsi delle urla di sottofondo, simili a quelle che i personaggi producono quando subiscono le fatalities, ma molto più sinistre e disturbanti.


Non erano né maschili né femminili e diventavano sempre più forti, tanto che abbassare il volume della TV non serviva a niente…


Insieme ai gemiti si sentivano dei rumori di carne lacerata, di ossa rotte, tipo qualcuno che sembrava lamentarsi cercando di dire qualcosa, come se fosse impossibilitato a parlare a causa di una parte mancante della bocca che forse gli era stata strappata, chi lo sa.




Era brutto, molto.




Niente a che vedere con gli irreali suoni tipici del gioco, anche se una vaga somiglianza c’era, come se tali suoni fossero stati campionati da qualcosa di realmente accaduto ed abilmente messi insieme per non far sospettare nulla, non saprei.


Si sentivano pure risate di sottofondo somiglianti a quella di Shao Kahn… ma anch’esse disturbate e con un’enfasi diversa.


Spiegare è difficile, non ho registrato, ma mi sembra ancora di sentirle nella testa.



Tutto ciò durò sui dieci minuti dal momento del blocco, poi la PS1 si spense all’improvviso.


Tolsi il gioco e curioso provai a rimetterlo, ma me lo dava come illeggibile.


Non sapevo se essere contento o meno, di assistere ancora ad un evento simile dopo un banale uppercut non ne avevo proprio voglia, tanto per 15 euro…


In rete notizie su un bug simile non esistono, quindi non potrò mai sapere se qualcuno ha comprato una copia del Trilogy uguale a quella.


Ora, dopo sei anni da quel giorno, non ci sarebbero problemi apparenti se…


Se non fosse che ora devo stare attento quando mi guardo allo specchio, perché a volte, da destra, vedo sbucare “l’omino toasty senza bocca”, con quegli orrendi occhi cavati, che mi fissa finché non smetto di guardare nel vetro.


La copia esiste ancora sotto una pila di libri in cantina, ovviamente non l'ho più provata... Non oso distruggerla... Spero si deteriori.


Tanto la situazione non cambia… Lui arriva veloce da destra, non mi fa nulla, ma non posso più guardarmi allo specchio.




Vi è piaciuta, vi ha fatto paura o vi ha fatto ridere? Fatecelo sapere nei commenti e buon Halloween da MK Addicted!

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Michele "Rapper Nero" Neri
Redattore (2013-).
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Classe 1986, ha iniziato ad amare i picchiaduro grazie ai cabinati di Street Fighter 2 e Mortal Kombat. 
Oltre a pubblicare articoli su Mortal Kombat Addicted (dal 2013), gestisce il suo blog personale, Disciplina Urbana, e il forum di picchiaduro Fighter's Arena. 
Fieramente contrario all'approccio agonistico ai videogiochi e alle competizioni torneistiche, è un sostenitore del single player e dell'importanza di un universo narrativo solido nei picchiaduro… 
Il suo nickname, Rapper Nero, deriva da un nome provvisorio dato ad un personaggio di sua invenzione.
Nessun riferimento alla cultura Hip Hop, tiene a precisare, soprattutto considerando la piega “gangsta-capitalistica” presa dal genere...

domenica 16 giugno 2019

"Adoro Mortal Kombat, ma odio la violenza!". Shawn Kittelsen, sceneggiatore di MK11 ci parla del messaggio che voleva trasmettere con l'ultimo capitolo.

Shawn Kittelsen è stato prima sceneggiatore dei fumetti prequel di Mortal Kombat X, poi responsabile narrativo e co-sceneggiatore della modalità Storia di Mortal Kombat 11.
In questo interessante articolo ci racconta il suo passato, il suo rapporto con la violenza e quello che ha cercato di fare attraverso lo story mode di MK11.

Buona lettura.

Le persone si preoccupano molto per la violenza nei videogiochi e la cosa non è una novità.

Ho raggiunto la maggiore età negli anni '90, quando il Congresso degli Stati Uniti discuteva per la prima volta di questo tema a causa del glorioso, violentissimo e famigerato Mortal Kombat (1992).
Nei programmi televisivi dell'epoca, l'allora senatore Joe Lieberman e altri politici si allearono nel disperato tentativo di convincere i miei genitori che esporre me e mia sorella a MK e alle sue Fatality ci avrebbe condotto inevitabilmente a decapitare il cane di famiglia o a commettere un numero incredibile atti moralmente degenerati.
Fortunatamente, i miei genitori non ascoltarono Lieberman.
Se lo avessero fatto, forse non sarei mai diventato narrative lead e co-sceneggiatore di Mortal Kombat 11.

Sono cresciuto giocando con giochi molto violenti e negli ultimi anni mi sono guadagnato da vivere scrivendo la sceneggiatura del più violento capitolo della saga di Mortal Kombat...
Potreste presumere che la violenza mi piaccia e che mi diverta.

Non esiste niente di più lontano dalla realtà.

ATTENZIONE: oltre questo punto sono presenti importanti spoiler riguardanti la trama di Mortal Kombat 11.

La pillola nascosta nel budino. 


Sono un pacifista e credo che la violenza non sia mai giustificabile, tranne nei casi di emergenza e per legittima difesa.
Sono un genitore che teme per la sicurezza di suo figlio in un paese, gli USA, ormai sopraffatto dalla cultura della violenza e dal culto delle armi da fuoco.
Sono un cittadino americano patriottico e rispettoso della legge, ma mi preoccupano le crescenti ondate di autoritarismo e la brutalità della polizia in tutto il mondo.
Sono uno studente di storia che piange le innumerevoli vite perdute nelle guerre industriali del secolo scorso.
Ancora oggi mi chiedo se il lancio delle due bombe nucleari sulle città giapponesi nel 1945 sia stato un atto moralmente giustificabile.
La violenza mi ripugna.

Quando si tratta di film, videogiochi o altro, credo che le persone siano naturalmente attratte dalle raffigurazioni della violenza come mezzo di contemplazione degli orrori del mondo reale.

Ciò non significa che io apprezzi tutti i media violenti.
Spesso mi pare che i creatori contemporanei siano estremamente pigri e per questo dipendenti dalla violenza: la gamma di possibili espressioni umane è così ricca e varia, eppure, come ha detto Chris Plante, tanti giochi limitano e riducono le modalità di espressione dei loro protagonisti a "sparare" e "uccidere", senza lasciar spazio a modi più costruttivi per superare gli ostacoli e risolvere i conflitti.

Considerando il mio tormento interiore, come posso giustificare il mio lavoro come sceneggiatore di MK11, un gioco decisamente ultra-violento?
Dal mio punto di vista, ci sono valori molto profondi in Mortal Kombat anche se ai meno attenti può non sembrare.
Come dice il rapper di Detroit, Danny Brown: c'è una pillola dentro al budino!
Mi spiego meglio: gli album di Danny Brown possono sembrare perfetti per ballare e fare festa, ma sono in realtà una riflessione sul potenziale sprecato, sulla tossicodipendenza e sulla disperazione di chi non ha un soldo.
Tutte queste sfumature non vengono mai colte a livello conscio la prima volta che ascolti un album di Danny Brown ma, in qualche modo, le percepisci.
Come artista e intrattenitore, Brown sa che i fan lo amano per i suoi spettacoli folli, ma sa anche che prima o poi capiranno il suo vero messaggio, anche se molto tempo dopo.

Anche Mortal Kombat 11 nasconde la pillola nel budino, ma a modo suo.
Il budino è composto dall'ultra-violenza stilizzata, dai brividi da popcorn, dal kitsch e dai personaggi tratti da film di arti marziali, fantasy e fantascienza.
È davvero un ottimo budino, che esalta i sensi e accende l'immaginazione di tutti.
Ma tutto quel budino non può giustificare la presa mentale ed emotiva che la saga ha sul suo pubblico, c'è dell'altro...

Senza dubbio, un ingrediente "nutriente" di MK11 è il suo gameplay: abbastanza accessibile per i nuovi arrivati, ma in grado di fornire una curva di apprendimento quasi infinita per i giocatori più hardcore.
Se è vero che alcuni giocatori possono essersi avvicinati a Mortal Kombat perchè attratti dalla violenza, è anche vero che uno dei motivi migliori per continuare a giocare a lungo risiede nello spirito di competizione e nell'opportunità di esprimersi creativamente mettendo insieme le proprie combo e trovando strategie che gli sviluppatori non avevano nemmeno immaginato.

In effetti sono pochi i giocatori che hanno il tempo di imparare i dettagli di ogni singolo personaggio del gioco, il che rende la scelta di combattente giusto ancora più importante.
Trascorrere ore di allenamento con un personaggio è come costruire una relazione con lui: imparerete a conoscere non solo come combatte, ma anche come pensa, come parla e cosa prova.

Tornando al discorso precedente, credo che siano state le brevi biografie dei Mortal Kombat dell'era arcade a generare, in modo inaspettato, un tale interesse e coinvolgimento per la saga.
Come ha spiegato, in un'intervista, il co-creatore della serie, John Tobias:
"un giorno siamo entrati in una sala giochi e i giocatori non stavano giocando a Mortal Kombat. Stavano tutti in piedi intorno al cabinato e non permettevano a nessuno di inserire monetine: stavano guardando l'attract mode per poter leggere le biografie dei personaggi".

Man mano che il roster di personaggi si espandeva da un capitolo all'altro, così facevano le loro storie, e quelle brevi biografie si sono evolute in lunghi viaggi cinematografici nell'universo del gioco.
Oltre 25 anni dopo, Mortal Kombat ha accumulato un incredibile numero di personaggi familiari e iconici, fornendo una solida base per le nuove storie del futuro.

Si potrebbe dire la stessa cosa di altre longeve serie di picchiaduro come Street Fighter o Tekken, ma le loro modalità narrative non sono mai state celebrate da fan e critica. Perché?

Ti avvicini per vedere le Fatality, resti per conoscere la storia. 


Ciò che distingue le modalità storia nei giochi di Mortal Kombat è il loro impegno nello sviluppare le motivazioni emotive che conducono e giustificano i combattimenti.

"Il racconto eccelle anche con momenti meno intensi", ha scritto Eric Van Allen nella sua recensione di Mortal Kombat 11, "ci sono dialoghi, nella storia, davvero commoventi".
Quegli attimi toccanti sono la vera pillola nel budino.
Gli eroi di Mortal Kombat 11 combattono in un mondo fantastico di Dei e mostri, ma i loro cuori sono radicati nella stessa realtà emotiva che tutti condividiamo.
Questa è la connessione tra noi e loro.
Ogni picchiaduro ha combattimenti, ogni gioco di lotta offre azioni spettacolari, ma non tutti i titoli del genere ti commuovono.

Il che mi riporta alla domanda iniziale: come posso giustificare il lavoro che svolgo per un gioco che sembra parlare solo di uccisioni?
Raccontando storie personali su eroi che superano la rabbia, la paura, l'egoismo e il pensiero dogmatico, elementi così umani da essere causa di tanti conflitti nel mondo reale.
I nostri eroi sono contrapposti a cattivi che perseguono intenzionalmente tendenze distruttive.
Con il contrasto tra eroi e malvagi cerco di esprimere un valore fondamentale del mio pacifismo:
i cattivi provocano i conflitti; gli eroi li risolvono.

E' vero che risolvere i conflitti in MK11 significa principalmente "combattere" o "uccidere" ma, grazie alla modalità storia, possiamo vedere in azione altri mezzi di risoluzione, come atti di compassione e misericordia, che condiscono i momenti più critici ed epici di MK11.

Per esempio, nel capitolo 11 dello story mode parlo di Raiden e del confronto tra lui e Liu Kang.
Una vicenda che ha radici antiche, che risalgono a decenni fa.
I fan dei capitoli di Mortal Kombat, quelli degli anni '90 e del film, ricordano Liu Kang come l'eroe, il Prescelto, nominato dal benevolo Dio del Tuono, Raiden, per difendere il regno della Terra dalla conquista.
Ma Liu Kang e Raiden sono entrambi caduti in disgrazia negli anni 2000.
Liu Kang è morto in Mortal Kombat: Deadly Alliance (2002).
Raiden ha sostituito la sua benevolenza con l'ira nel titolo successivo diventando Dark Raiden.
Liu Kang è stato poi resuscitato, non come eroe, ma sotto forma di zombie malvagio.

Entrambi i personaggi hanno avuto le loro opportunità di redenzione quando la timeline di MK è stata riavviata in MK9, del 2011, ma quelle opportunità sono state malamente sprecate.
Liu Kang ha sfidato gli ordini di Raiden e, nell'inevitabile scontro, è stato lo stesso Raiden ad uccidere Liu Kang.

Nel 2015, Mortal Kombat X ha nuovamente resuscitato Liu Kang come una sorta di malvagio non-morto e ha trasformato Raiden in una versione cupa e oscura di se stesso.
La modalità storia di quel titolo terminava con Dark Raiden che dichiarava guerra a Liu Kang Revenant, che era diventato l'Imperatore del Regno Occulto.

Il che ci porta a Mortal Kombat 11.
Kronika, una potente divinità che controlla il tempo, desidera riavviare nuovamente la linea temporale.
Nel processo, Kronika piega il passato e il presente, l'uno sull'altro, trascinando in una nuova realtà personaggi da diverse linee temporali.
Le versioni originali e onorevoli di Raiden e Liu Kang vengono messe di fronte al loro tragico futuro e non sono per nulla soddisfatti di quello che vedono.

Il Raiden del passato ha tutte le intenzioni di cambiare il suo futuro in meglio ma gli eventi sfuggono al suo controllo molto rapidamente.
Nel disperato tentativo di sconfiggere Kronika, Raiden affronta nuovamente il Liu Kang del passato.
La storia si ripete.
Combattono, perchè devono farlo.
Sembra che la violenza sia inevitabile e che questi 2 personaggi siano intrappolati in un orribile ciclo infinito.

Ma accade qualcosa che blocca il Dio del tuono.
Il Liu Kang del passato ripete una frase chiave (del 2011) mentre si prepara a combattere:
"Basta con la tua follia. Se devi morire, così sia".
In quel momento, il Raiden del passato ha una visione: vede molteplici linee temporali contemporaneamente e, in ogni singola timeline, lui affronta e uccide Liu Kang.

Raiden è ora pienamente consapevole di essere solamente una pedina sulla scacchiera di Kronika.
Il suo destino inevitabile è combattere, combattere e ancora combattere.
Quando si rifiuta di affrontare il Liu Kang del passato, Kronika lo costringe a combattere il malvagio Liu Kang Revenant del futuro.
Sembra che l'unico via di uscita sia ancora la morte di Liu Kang (revenant) sempre per mano di Raiden.

Ma Raiden ha visto i frutti di questo ciclo di violenza perpetua, e decide di spezzarlo con uno spettacolare atto di misericordia e sacrificio.
Raiden ha imparato la lezione, una lezione che la storia ha cercato di insegnare più volte all'umanità, nel mondo reale, ma che spesso abbiamo ignorato.
Combattere porta solamente a combattere.
I conflitti finiscono solo quando facciamo un passo indietro, anche umiliandoci, pur di ottenere la pace.

Per far finire le guerre, basta volerlo.

Coloro che hanno vissuto la modalità storia di Mortal Kombat 11 assorbiranno questi principi morali dalla trama che ho scritto?
Forse non coscientemente, ma spero che, in qualche modo, vi siano arrivati.

SHAWN KITTELSEN,
responsabile narrativo e co-sceneggiatore di Mortal Kombat 11.

YOU'RE NEXT!


Fonti:
  • [I wrote Mortal Kombat 11, and I abhore violence] https://www.polygon.com/2019/5/31/18642909/mortal-kombat-11-story-violence-gore-fatalities

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Daniel "Naka" Maschietto
Fondatore, amministratore, webmaster, caporedattore, moderatore.
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Classe 1980, è cresciuto nelle sale giochi, in mezzo ai cabinati. 
Affascinato dai ninja e appassionato di picchiaduro fin dalla più tenera età, non poteva che innamorarsi all'istante della saga di Mortal Kombat.
Nel corso degli anni ha partecipato ad alcuni tornei, da Tekken 3 fino a Street Fighter 4  (passando per Dead or Alive, BlazBlue ed altri ancora).
Adora la competizione sebbene inizialmente ad attirarlo siano stati i personaggi dei picchiaduro, il loro design e la loro storia.
Specializzato in informatica, è sempre attento e interessato agli aspetti più tecnici dei beat'em up. 
Nel 2008 ha fondato Mortal Kombat Addicted per condividere anche con gli altri la passione per il suo primo amore: la mitica saga di Mortal Kombat. .

mercoledì 26 agosto 2015

Mortal Kombat: la difficile storia del film che ha spezzato una maledizione.

Il film Mortal Kombat (1995) festeggia in questi giorni il suo ventesimo compleanno.

Per celebrare degnamente questo evento vi proponiamo le inedite testimonianze delle persone coinvolte nel progetto, raccolte da Aaron Couch per il sito The Hollywood Reporter, che raccontano la difficile storia della nascita della pellicola che ha saputo spezzare la maledizione che legava cinema e videogiochi.

Creare un buon film tratto da un videogioco è un'operazione difficile e rischiosa anche ai giorni nostri, ma nel 1995 sembrava essere un progetto senza speranze.
"Ad Hollywood, tutti mi dicevano che sarebbe stato un fallimento e che la mia carriera sarebbe finita". Larry Kasanoff, produttore.
I due precedenti tentativi, Super Mario Bros. (1993) e Double Dragon (1994), infatti, furono 2 flop totali. Disprezzati dai critici e dai fan, incassarono una miseria. Street Fighter - Sfida finale (1994) se la cavò egregiamente al botteghino sfruttando in parte l'ondata emotiva dovuta alla dipartita di Raúl Juliá (M. Bison), morto alcuni mesi prima dell'uscita del film nelle sale. La qualità della produzione, tuttavia, era ben lontana dal raggiungere la sufficienza.

Contro ogni pronostico, invece, il film Mortal Kombat (negli USA) divenne il numero uno nella classifica dei più visti della settimana (per tre settimane consecutive).
Il film incassò oltre 122.000.000 $ in tutto il mondo e fu il primo adattamento di un videogioco a ricevere critiche positive da parte dei fan.

Ma la strada che portò Mortal Kombat sul grande schermo fu un vero e proprio percorso ad ostacoli.
Quel viaggio iniziò quando il produttore Larry Kasanoff fece visita ad alcuni amici di Midway Games; era il giugno del 1993.
Kasanoff aveva già lavorato con James Cameron, trasformando Terminator 2: Il giorno del giudizio (1991) in un fenomeno di merchandising dal valore di milioni di dollari.

Quando i ragazzi di Midway gli mostrarono Mortal Kombat 2, Kasanoff rimase a bocca aperta: gli fu subito chiaro che MK era destinato a diventare molto più di un semplice videogioco.
Il produttore parlò subito di serie TV, spettacoli teatrali, film ma i ragazzi di Midway non condivisero il suo entusiasmo.

"Spari un sacco di stronzate! E' solo un videogioco!"


Secondo la produzione, Danny Glover avrebbe potuto vestire i panni di Raiden, ma non fu così...
Larry Kasanoff, produttore:
"Giocai a Mortal Kombat 2 nel loro ufficio, per mezz'ora.
Mi rivolsi a Neil D. Nicastro (ex-leader di Midway Games) e gli dissi:  "Mortal Kombat è Star Wars che incontra I 3 dell'operazione Drago. 
Questo non è solo un videogioco, è un fenomeno più complesso."
E aggiunsi:  "Se mi date i diritti di Mortal Kombat, vi prometto che produrrò dei film e non solo: lo voglio su tutti i media del mondo. "
Lui mi guardò e disse: "Spari un sacco di stronzate! E' solo un videogioco!"
Impiegai tre mesi per convincerli che non avevano creato un semplice videogioco.
Loro stessi non ci credevano. L'unico film tratto da un videogiochi si era rivelato un terribile flop (Mario Bros.): nessuno nel 1993 ci avrebbe creduto.
Alla fine ho avuto la meglio grazie alla mia caparbietà.
In brevissimo tempo ottenni i diritti".

Ed Boon, co-creatore della saga di Mortal Kombat:
"Quando abbiamo iniziato a discutere del film di MK non lo presi sul serio.
Pensai: "Parleremo di questo progetto ma non verrà mai realizzato".
Poi, improvvisamente, stavamo facendo alcune chiamate per radunare il cast e stavamo discutendo la scelta degli attori.
"Che ne pensi di questo ragazzo per interpretare questo personaggio?", "E di questo?"
Ricordo che uno di loro mi disse: "Che cosa ne pensi di Danny Glover nei panni di Raiden?".


Larry Kasanoff, produttore:
"A Hollywood, tutti mi dicevano che sarebbe stato un fallimento e che la mia carriera sarebbe finita. Anche quelli di New Line Cinema.
Avevano già dato il via libera al film quando uno dei leader dello studio entrò con il copione in mano, lo gettò sul tavolo e disse: "Odio il copione e odio questo film".

Continuò a gridare per un'ora, ma poi concluse dicendo: "Andate avanti e fatelo".

Lauri Apelian, produttore associato:
"Abbiamo sempre lavorato con i migliori registi in assoluto. 
Registi che hanno diretto un lungo elenco di grandi successi, film meravigliosi. 
Ma per questo film cercavo qualcuno con un approccio innovativo e fresco. Ho visto un piccolo film (Shopping) diretto da un regista sconosciuto (Paul W.S. Anderson).
Non l'avevo mai sentito nominare ma il suo talento mi colpì molto. 
Riuscii a coinvolgerlo nel progetto".

Paul W.S. Anderson, regista:
"Sono cresciuto in una città industriale del nord chiamata Newcastle Upon Tyne, dove non si producono film. 
Così sono venuto spesso a Londra per cercare la mia strada come regista. 
Le riunioni e i colloqui erano sempre alle 10 del mattino e alle 3 del pomeriggio. 
Io non conoscevo nessuno a Londra, quindi passavo tre o quattro ore nelle sale giochi giocando con i videogame. 
Uno dei miei preferiti era proprio Mortal Kombat: quando ho sentito che volevano realizzare un film di Mortal Kombat, quindi, ne fui super-entusiasta (a differenza degli altri registi, un po' altezzosi)".

Lauri Apelian, produttore associato:
"ogni singolo giorno Paul arrivava con delle idee incredibili e modi creativi per girare certe scene. Purtroppo, a causa delle nostre restrizioni monetarie, non siamo stati in grado assecondarlo in tutto e per tutto".

Paul W.S. Anderson, regista:
"Non avevo alcuna esperienza con gli effetti visivi, così sono andato in una libreria e ho comprato tutti i libri che sono riuscito a trovare sugli effetti speciali e CG (computer graphics). Ho imparato immediatamente i termini tecnici. Sembrava che ne sapessi più di chiunque altro a Hollywood anche se non avevo mai realizzato nessun effetto speciale".

Riunire i combattenti.


L'ottimo Christopher Lambert nei panni di Raiden, il Dio del tuono.
Paul W.S. Anderson entrò a far parte del progetto all'inizio del 1994, quando Kevin Droney non aveva ancora terminato la sceneggiatura.
La produzione considerò l'attore Robin Shou come la miglior scelta possibile per il ruolo di Liu Kang ma le difficoltà erano dietro l'angolo.

Robin Shou, attore (interpretò Liu Kang):
"Non è stato facile. All'epoca stavo lavorando a Hong Kong ed ero in visita negli Stati Uniti perché ho origini americane. Un mio caro amico mi disse: "Stanno scegliendo il cast per il film di Mortal Kombat".
In un primo momento mi sono messo a ridere perché ho pensato che Mortal Kombat fosse il nome più stupido che avessi mai sentito. Insomma: Combattimento Mortale? Un videogioco trasformato in un film? Ma il mio amico continuava ad insistere dicendo: "Dovresti andare. Dovresti incontrarli".
E' stato estenuante".

Paul W.S. Anderson, regista:
"La sceneggiatura è stata scritta mentre eravamo in fase di pre-produzione e, secondo me, questa è stata una soluzione positiva perché mi ha dato l'opportunità di contribuirvi direttamente.
Quando abbiamo iniziato a girare il film, ho incoraggiato gli attori ad improvvisare.
Linden Ashby (Johnny Cage) e Christopher Lambert (Raiden) avevano il compito di smorzare i toni con un po' di umorismo".

Ed Boon, co-creatore della saga di Mortal Kombat:
"In un primo momento, John Tobias e io avevamo dei dubbi sulla sceneggiatura perché dal nostro punto di vista era troppo comica. Raiden aveva troppe battute divertenti e mi ricordo di aver detto: "Il Dio del tuono non è un pagliaccio, è un personaggio molto serio".
Non abbiamo scritto noi la sceneggiatura ma l'abbiamo letta e la produzione ha ricevuto i nostri commenti e le nostre considerazioni".

Linden Ashby, attore (interpretò Johnny Cage):
"C'erano molti elementi da migliorare nella sceneggiatura. Ci siamo seduti intorno ad un tavolo e abbiamo rielaborato così profondamente lo script originale da far arrabbiare lo sceneggiatore.
Ricordo di aver incontrato Kevin Droney (sceneggiatore) a una festa di Natale dopo l'uscita del film e lui mi ha presentato ai suoi amici dicendo: "Questo è il ragazzo di cui ti ho parlato. Quello stronzo che ha rovinato la mia sceneggiatura".
Insomma, la sua non era una sceneggiatura speciale e noi ci abbiamo lavorato molto duramente.
So che non abbiamo scritto l'Amleto o altro ma abbiamo creato qualcosa che ci ha fatto divertire parecchio".

Lauri Apelian, produttore associato:
"Avevamo bisogno di girare un film che non venisse vietato ai minori di 18 anni ed è stato molto difficile perché Mortal Kombat è un videogioco violentissimo.
Siamo stati costretti a prestare particolare attenzione al numero di parolacce, alla quantità di sangue e alle uccisioni.
Abbiamo capito subito che mostrare la morte cruenta di un essere umano sul grande schermo avrebbe portato automaticamente al divieto di visione per i minori di anni 18.
Per questo abbiamo pensato di poter uccidere qualcosa di diverso da un essere umano...
Infatti, nonostante sia visibile la morte di Goro, siamo riusciti ad ottenere un semplice divieto per i minori di 13 anni".

Larry Kasanoff, produttore:
"Non ho mai pensato che stavamo girando un film basato su un videogioco.
Ho sempre pensato che esiste una storia da raccontare e che la sua prima incarnazione è stata un videogioco. Il mio scopo era di prendere quella splendida storia e trasformarla in un film.
Il film non contraddice il videogioco, semplicemente si aggiunge ad esso".

Lauri Apelian, produttore associato:
"Inizialmente avevamo scelto Cameron Diaz nel ruolo di Sonya Blade.
Eravamo stati alla New Line Cinema, subito dopo la fine delle riprese del film The Mask, quando nessuno sembrava conoscere ancora Cameron Diaz.
I ragazzi di New Line ci dissero: "Perché non date un'occhiata a questa giovane attrice sconosciuta?"
Abbiamo visto in anteprima The Mask e non c'era alcun dubbio: Cameron Diaz sarebbe diventata una stella.
L'abbiamo mandata ad allenarsi perché non aveva mai avuto a che fare con le arti marziali in precedenza.
Purtroppo si fratturò il polso destro prima di iniziare le riprese e non fu più in grado di eseguire le mosse e le acrobazie di cui avevamo bisogno.
Fummo molto soddisfatti della sua sostituta: Bridgette Wilson-Sampras.
E' stata una fortuna che fosse disponibile".
La splendida Cameron Diaz avrebbe dovuto interpretare Sonya Blade, ma si fratturò un polso.
Bridgette Wilson-Sampras, attrice (interpretò Sonya Blade):
"Il casting fu molto lungo. Sono tornata per i provini molte volte. Almeno sette.
Ho continuato ad andare avanti e indietro ai meeting con Paul, Larry e gli altri produttori.
Poi iniziai a girare Billy Madison e pensai di aver ormai perso la parte.
Invece durante l'ultimo giorno di riprese di Billy Madison ricevetti una telefonata.
Mi dissero: "Se vuoi farlo, si parte con il volo di domani mattina" e io risposi: "Sì!".
Ero così felice!"

Lauri Apelian, produttore associato:
"Abbiamo anche parlato con Sean Connery per il ruolo Raiden ma abbiamo capito subito che in quel momento era interessato solamente al golf.
Per Johnny Cage avevamo bisogno di trovare un attore che avesse la sfrontatezza tipica del personaggio ma che mostrasse anche la propria umanità.
Linden era la giusta combinazione: un attore arrogante ma carico di calore umano.
Non volevamo che le donne fossero dei semplici personaggi di cartone e con Talisa Soto (Kitana) e Bridgette, abbiamo ottenuto lo scopo! 
Volevamo personaggi femminili con i propri punti di forza, la propria indipendenza e, soprattutto, le volevamo dotate di un'intelligenza che andasse oltre la loro bellezza e il loro lato sexy.
Rappresentavano sul grande schermo donne intelligenti, donne forti".
Taliso Soto (Kitana) con Robin Shou (Liu Kang).
Christopher Lambert, attore (interpretò Raiden):
"Pranzai con Paul Anderson e Larry Kasanoff, e mi offrirono la parte.
Mi mostrarono la sceneggiatura e la trovai molto divertente.
Dissi di sì, anche perché avevo visto il primo film di Paul ed era fantastico.
Mi piaceva Raiden: il cappello, il mantello, i capelli bianchi e i suoi poteri.
Per interpretare  Raiden non avrei avuto bisogno di allenarmi e questo fu un bene.
E' stato l'unico film d'azione della mia carriera che non ha richiesto una preparazione fisica".

Paul W.S. Anderson, regista:
"Quando realizza il suo primo film hollywoodiano un giovane regista rischia di essere sopraffatto.
La pressione nel dover dirigere grandi nomi, pagati molto più di te, è enorme.
Per fortuna c'era Christopher Lambert, che mi ha aiutato veramente.
Era rilassato, tranquillo e niente sembrava disturbarlo o dargli fastidio.
E' quel genere di persona in grado di influenzare tutto il set per un semplice motivo:
se c'era qualcosa che non andava, per lui non era un problema e se non è un problema per la star affermata, non può esserlo nemmeno per gli altri".

Ed Boon, co-creatore della saga di Mortal Kombat:
Christopher Lambert ha fatto un ottimo lavoro. La sua prestazione personale è stata fantastica.
Agli inizi quando immaginavamo Raiden pensavamo alla mitologia asiatica.
Il suo volto non era mai stato mostrato chiaramente nei videogiochi, quindi non avevamo mai realmente definito i suoi tratti, ma il "tizio di Highlander - L'ultimo immortale"...
Non ci sarebbe mai venuto in mente".

Paul W.S. Anderson, regista:
"Con Christopher stringemmo un accordo creativo speciale: avrebbe dovuto lavorare con noi per sole quattro o cinque settimane. Sarebbe stato comunque costoso ma non avevamo la possibilità di farlo venire in Thailandia con noi perché i costi sarebbero lievitati troppo.
Così studiai un piano per ridurre le spese: avremmo girato i primi piani e le inquadrature di Christopher a Los Angeles e poi le avremmo unite in qualche modo con le riprese girate in Thailandia.
Quando Christopher scoprì il mio piano mi disse: "Lascia perdere. Vengo in Thailandia con voi". Sapeva che così avrebbe migliorato la qualità del film e sarebbe stato più semplice per tutti riprenderlo direttamente all'interno di quei paesaggi. E così è stato.
I suoi agenti e i suoi avvocati erano furiosi con lui perché, in pratica, era venuto in Thailandia gratuitamente. Una volta lì, inoltre, ha anche pagato per il party per celebrare la fine delle riprese".

Si comincia!


Quando era in scena, Goro necessitava di 16 burattinai per muoversi e combattere.
Il cast si ritrovò a Los Angeles per la prima parte delle riprese e poi si diresse verso la Thailandia dove furono girate molte delle scene più importanti del film.

Linden Ashby, attore (interpretò Johnny Cage):
"Abbiamo iniziato le riprese all'aeroporto di Santa Monica.
C'è un bar laggiù, sul lato sud delle piste, dove ci ritrovavamo il venerdì, quando avevamo terminato di girare. Dio mio, accadde qualcosa di assolutamente pazzesco.
Con noi c'era un medico, un tipo divertente, eccentrico.
Lavorava come addetto alla nostra sicurezza sul set.
Insomma, era un medico ma anche un membro della sicurezza.
Un giorno Tom Cruise, che aveva un hangar nelle vicinanze, si avvicinò al nostro set e disse: "Ehi, cosa state girando ragazzi? Posso dare un'occhiata?"
Il nostro medico gli disse: "Tu non fai parte di questo film. Vai via!".
Tom Cruise continuò: "Ma voglio solo vedere!" e il medico: "Non mi importa chi sei, fuori da qui!"
Tom Cruise si voltò e andò via".

Paul W.S. Anderson, regista:
"Goro è stato creato da Tom Woodruff e Alec Gillis della Amalgamated Dynamics.
Tom era il ragazzo nel costume da alieno durante le riprese di Alien 3.
Creare Goro è stata una grande impresa che ha richiesto il lavoro di molti specialisti.
Era il nostro pezzo forte e ci aspettavamo molto da lui.
Goro divenne il vero divo del nostro set. Tutti scherzavano chiedendosi se il grande attore sarebbe uscito o meno dalla sua roulotte.
Lo dovevamo bloccare sul set ed io cercavo di riprenderlo nel modo più creativo possibile per minimizzare le limitazioni dovute alla sua scarsa mobilità.
Abbiamo utilizzato parecchia computer graphics, soprattutto per sincronizzare al meglio le labbra.
Durante un incontro con i produttori abbiamo discusso sull'eventualità di trasportare Goro in Thailandia, e io ho detto, "Non esiste! Facciamo fatica a controllarlo in uno studio attrezzato a Burbank. Non so cosa potrebbe accadere in Thailandia",

Jonathan A. Carlson, scenografo:
"Goro aveva bisogno di 13-16 burattinai. C'erano cavi ovunque.
Un ragazzo si occupava del movimento dei bulbi oculari. Un altro ragazzo muoveva le sopracciglia. Un altro ragazzo qualcos'altro. Hanno speso 1.000.000 di dollari per quel burattino.
All'inizio volevamo ambientare alcune scene in un enorme giardino con bellissimi stagni, enormi gigli e grandi vasche d'acqua ma all'ultimo minuto abbiamo cambiato tutto.
I produttori avevano paura che Goro potesse cadere in uno dei miei stagni e che ciò provocasse un corto circuito che avrebbe rovinato l'elettronica di quel bestione.
Quindi si sono detti: "Roviniamo il progetto di Jonathan ed evitiamo ogni specchio d'acqua".

Paul W.S. Anderson, regista:
"La prima scena di lotta che ho ripreso è stata con Robin Shou (Liu Kang), un uomo che ha girato film ad Hong Kong!
Non l'avevo mai fatto: abbiamo girato una grande e lunga scena di lotta, in un'unica ripresa.
Purtroppo ci furono un paio di errori, così fui costretto a girarla di nuovo.
Al secondo tentativo ci furono ancora più errori e la girammo nuovamente.
Al terzo tentativo le cose peggiorarono. I ragazzi erano esausti.
Robin venne da me e mi disse: "Paul, sai che devi cambiare piano di inquadratura, non è vero?"
Io risposi: "Mi dispiace..."
Scoprii che nelle scene di lotta si utilizzano le riprese da lontano per due secondi, mai di più.
Per il resto si usano inquadrature strette che servono ad enfatizzare gli impatti.
Ho imparato molto girando questo film e sono stato molto fortunato a lavorare con persone positive che non mi sono saltate alla gola dopo essersi rese conto che avevo girato tutte le scene di combattimento con un'inquadratura ampissima."
Robin Shou, attore (interpretò Liu Kang):
"Pat E. Johnson, il coreografo dei combattimenti, ha reso la mia performance molto semplice. Abbiamo sfruttato molte idee del cinema di Hong Kong che ben si adattavano a questo film.
Pat mi ha dato la possibilità di fare tutto quello che volevo.
Lui mi forniva uno scenario e le prime mosse e poi io potevo continuare a mio piacimento seguendo il flusso del combattimento e le mie intuizioni.
Mi dava comunque dei suggerimenti:
"Forse non dovremo fare così perché a questo punto della storia abbiamo bisogno che accada questo..."
Le coreografie dei combattimenti sono simili a quelle della danza.
Studi come andare dal punto A al punto B, dal punto B al punto C, e nel punto C porti a termine la lotta.
Si progettano le mosse che si utilizzeranno e ci si sposta da un punto all'altro".

Paul W.S. Anderson, regista:
"Andare in Thailandia è stata una decisione fondamentale: volevo filmare grandi paesaggi realmente esistenti. C'era qualche difficoltà extra (ogni mattina dovevamo portare tutte le apparecchiature in spiaggia, tramite una barca) ma è stato meraviglioso, anche perché sono andato a lavorare su un motoscafo ogni giorno. Non importava quanto stanco fossi. Lavorare con il vento che soffia tra i capelli, andando a 60 miglia all'ora in questa splendida baia, è stato fantastico. Ero sempre pronto a spaccare!"

Jonathan A. Carlson, scenografo:
"Quando giravamo in Thailandia, avevano un modo diverso di preparare il set.
Dicevo: "Ragazzi, tutti questi massi dobbiamo spostarli lì in fondo".
Avevamo circa 100 ragazzi, quasi tutti con una sigaretta in bocca, che discutevano animatamente su quale fosse il percorso migliore lungo il quale far rotolare le pietre.
Iniziavano a spostarne una, poi si fermavano per un'altra sigaretta e litigavano nuovamente sul percorso da compiere.
Alla fine della giornata, tornavi e trovavi la pietra spostata dalla parte opposta.
Chiesi loro se non potessero prendere un escavatore per sollevare il masso e spostarlo in cinque minuti ma mi risposero: "No, no, no. In Thailandia facciamo le cose diversamente!"
Per fortuna abbiamo trovato un ragazzo del posto che possedeva alcuni mezzi pesanti.
Abbiamo chiamato lui e in un attimo ha risolto la situazione mettendo in riga tutti gli altri lavoratori. Il primo mese, senza di lui, fu un inferno ma da quel giorno non ci furono più intoppi".
La spiaggia che fa da cornice ad alcuni dei combattimenti del film.
Linden Ashby, attore (interpretò Johnny Cage):
"In Thailandia, molti ragazzi erano in difficoltà. C'era così caldo. Stavamo girando nelle zone tropicali e tutti bevevano molti alcolici. Lì, in mezzo a tutta quella gente sudata, c'era un odore simile a quello di una distilleria. Le cose si erano messe male".

Bridgette Wilson-Sampras, attrice (interpretò Sonya Blade):
"Io giravo la mia parte e poi mi chiudevo nella mia stanza d'albergo. Questo è stato sempre il mio modo di lavorare... Un po' triste. Mi ricordo che stavo abbastanza bene lì. Mia mamma venne con me. All'epoca avevo 21 anni... O forse ancora 20? Abbiamo fatto un giro insieme e ci siamo divertite.
Era il posto più bello che avessi mai visto".

Jonathan A. Carlson, scenografo:
"Abbiamo utilizzato una schiuma gialla che si espande fino a 28 o 30 volte rispetto al proprio peso.
Era una cosa incredibile: un derivato del polistirolo bianco che può diventare duro come una roccia o morbido come un marshmallow! E' anche facilmente curvabile.
Grazie a questa schiuma abbiamo creato parte del nostro mondo.
Per esempio, prendendo della semplice corda di canapa e spruzzandoci sopra questa schiuma, potevamo ottenere delle viti giganti.
Avevamo una squadra di persone che girava costantemente per Bangkok, perché allora era difficile trovare questo composto in Thailandia.
I nostri ragazzi cercavano nei vicoli, nei negozi, ovunque, pur di riuscire a recuperare questa schiuma miracolosa ".

Bridgette Wilson-Sampras, attrice (interpretò Sonya Blade):
"Ho girato tutte le mie scene di lotta e le mie acrobazie da sola ed erano cose toste.
Tutti gli altri hanno lavorare con i dei personal trainer per un paio di settimane prima delle riprese ma io non ho avuto il tempo di prepararmi fisicamente come loro.
Per fortuna hanno deciso di posticipare le riprese della mia scena di lotta più importante, con Kano (Trevor Goddard, RIP) in modo da darmi il tempo per allenarmi mentre giravano gli altri combattimenti.
Purtroppo mi sono subito slogata una spalla.
In ogni caso mi sentivo bene perchè si trattava di una dislocazione parziale.
Tutti erano preoccupati per me. Mi hanno fatto molti test.
Alla fine è andato tutto bene".
Bridgette Wilson-Sampras (Sonya Blade) affronta Trevor Goddard (Kano).
Larry Kasanoff, produttore:
"Alcune scene di combattimento hanno richiesto due settimane per essere filmate.
Non ci sono finti combattimenti o scene realizzate con il computer.
Se sullo schermo vedi un ragazzo correre, saltare sulla testa di qualcuno e scagliarlo a terra, allora lo ha fatto veramente e noi l'abbiamo ripreso.
Abbiamo perlustrato il mondo alla ricerca di artisti marziali unici loro hanno portato in dote tutte le loro competenze relative al combattimento.
Un ragazzo ha un'abilità particolare? Prepariamo un combattimento ad hoc, in modo che la possa mostrare al pubblico".

Ed Boon, co-creatore della saga di Mortal Kombat:
"A quei tempi era tutto una novità per me. Vedevo gente in costume che diceva: "Domani il ragazzo che interpreta Shang Tsung sarà qui" oppure "La prossima settimana gireremo il combattimento tra Sub-Zero e Liu Kang".
Capivo che era tutto reale, che le cose erano state pianificate per bene, che ce'era un bilancio da rispettare. E' stato incredibile vedere questo videogioco trasformarsi in un film".

"Ho pisciato sangue..."


Il pericoloso combattimento tra Linden Ashby (Johnny Cage) e Chris Casamassa (Scorpion).
Dopo aver terminato le riprese in Thailandia, un piccolo numero di persone scelte poté visionare una versione preliminare del film. Emerse così un grosso problema...

Linden Ashby, attore (interpretò Johnny Cage):
"Abbiamo terminato le riprese e abbiamo messo insieme una versione preliminare del film.
Ci siamo subito resi conto che mancavano i tipici combattimenti della saga di Mortal Kombat".

Larry Kasanoff, produttore:
"Quando abbiamo testato la versione preliminare del film, la risposta del pubblico è stata unanime: "Adoriamo tutto quello che abbiamo visto ma in questo film non ci sono abbastanza combattimenti". Siamo tornati a girare investendo più soldi e filmando molte nuove battaglie".

Paul W.S. Anderson, regista:
"Abbiamo girato e aggiunto i miei combattimenti preferiti: Scorpion contro Johnny Cage e Reptile contro Liu Kang. Il merito è stato dell'ottimo coordinatore degli stuntman ma anche Robin è stato un grande curando da solo le coreografie di alcuni scontri.
Non dimentichiamoci che Robin ha iniziato come stuntman a Hong Kong e che ha lavorato con Jackie Chan. E' molto preparato.
Matrix ha fatto storia in questo campo ma, a quei tempi, Mortal Kombat era all'avanguardia per quanto riguarda le arti marziali".

Robin Shou, attore (interpretò Liu Kang):
"Anche se si trattava di un film ispirato a un videogioco abbiamo cercato di creare combattimenti molto realistici.
Quando colpivamo il movimento non doveva fermarsi e i match non dovevano avere pause perché quando Scorpion vuole uccidere qualcuno, non si ferma fino a quando non ha raggiunto il suo obiettivo. La stessa cosa vale per Reptile. Non ci sono pause.
Le pause avrebbero reso i combattimenti noiosi!"

Paul W.S. Anderson, regista:
"Robin dava i voti ai combattimenti. Uno, due oppure tre. Questi numeri si riferivano alle costole che si era danneggiato durante le riprese.
Il match contro Reptile era un combattimento da tre costole...
Mi ricordo anche di Linden Ashby. Era constretto ad ingoiare antidolorifici come se fossero caramelle. Durante il combattimento contro Scorpion aveva dato proprio tutto.
Mi ricordo che venne da me ansimando e mi disse: "Non ho mai provato un dolore così grande in tutta la mia vita" e io risposi: "Quante costole ti sei rotto? Robin è a quota tre!"
Mentre affrontava Keith Cooke (Reptile), Robin Shou (Liu Kang) si fratturò ben 3 costole.
Robin Shou, attore (interpretò Liu Kang):
"Per quanto riguarda il combattimento tra Johnny e Scorpion, la parte difficile fu convincere Linden che era in grado di fare tutto da solo. Lui è un attore classico e mi disse: "Datemi una controfigura!" e io: "Linden, non si può assolutamente! Deve essere una scena realistica e credibile. So che stai per essere picchiato, so che sarai contuso ma alla fine sarà fantastico da vedere".

Linden Ashby, attore (interpretò Johnny Cage):
"Stavo combattendo contro Chris Casamassa (Scorpion) che era anche il mio insegnante di arti marziali. Durante la lotta Chris ha eseguito un calcio ad ascia e mi ha colpito ai reni.
Avevo delle protezioni ma il suo tallone mi ha colpito molto forte proprio dove ero scoperto.
Ho pisciato sangue per giorni. Mi ha fatto malissimo".

Robin Shou, attore (interpretò Liu Kang):
"Nel mio combattimento con Reptile abbiamo davvero esagerato. Era la nostra decima ripresa, ero un po' stanco e mentre eseguivo una delle mie acrobazie, Reptile mi ha colpito al volo scaraventandomi contro una colonna. In quel momento mi sono fratturato due costole perché sono finito dove non mi aspettavo di finire: sul bordo della base della colonna.
Ho deciso di non dirlo a nessuno. Perchè? Se avessi confessato ai produttori di essermi rotto le costole avrebbero fermato le riprese e avrei fatto sfumare il mio sogno hollywoodiano.
Mi faceva male, mi sono fermato e ho preso un sacco di antidolorifici, poi ho terminato di girare il combattimento nonostante le due costole fratturate.
Ho detto a Keith Cooke, che interpretava Reptile: "Mi fanno male le costole sul lato destro. Non darmi calci da quella parte". Sono riuscito a resistere fino alla fine del match e poi di corsa in ospedale".

"Siamo stati buttati fuori da due case discografiche!"


La colonna sonora Mortal Kombat era audace, utilizzava un certo genere di musica (dance elettronica) in un modo che non era mai stato fatto prima in un film di Hollywood.
Trovare una casa discografica per la colonna sonora sembrava un compito impossibile.

Larry Kasanoff, produttore:
"La colonna sonora di Mortal Kombat è stato il primo disco di platino nella storia di EDM.
Abbiamo insistito nel voler utilizzare musica dance elettronica anche se la cosa all'epoca sembrava folle. Siamo stati letteralmente buttati fuori da due case discografiche.
A quei tempi si potevano fare un sacco di soldi con le colonne sonore dei film e fissammo un appuntamento per siglare un accordo con la Sony.
Entrammo nel loro ufficio e spiegammo la nostra idea: musica dance elettronica.
Ci risposero: "No. Ecco la nostra idea: vogliamo un bravo chitarrista che duetti con Eddie Van Halen o qualcosa del genere". Allora rispondemmo: "Ma la musica dance elettronica..." e così ci hanno cacciati fuori.
Poi andammo alla Virgin Records. Entrammo e spiegammo nuovamente la nostra idea: musica dance elettronica.
Ci risposero: "Che ne pensate di Janet Jackson?"
A proposito, mi piace Janet Jackson, ma non aveva nulla a che fare con Mortal Kombat.
Ci cacciarono, di nuovo.
Non riuscimmo a ottenere nessun contratto discografico così producemmo da soli la colonna sonora di Mortal Kombat e ci affidammo ad una piccola casa discografica (EDM) che nessuno aveva mai sentito nominare.
Fu il primo disco di platino nella storia di EDM".

George S. Clinton, compositore:
"Per la proiezione di prova utilizzammo una colonna sonora provvisoria con musica più tradizionale (orchestrale) ma fu subito chiaro che gli spettatori non ne erano soddisfatti. Decisi allora di cambiare approccio. Avrei usato della musica techno e vi avrei inserito strumenti asiatici etnici (batteria taiko, shakuhachi, tuva) accompagnati da un'orchestra, ma non un'orchestra normale: un'orchestra testosteronica.
Nessun flauto, nessun clarinetto, nessuna tromba, nessun violino, ecc...: solamente 18 viole, 14 violoncelli, 6 contrabbassi e percussioni".

Larry Kasanoff, produttore:
"Il mio partner aziendale è Jimmy Ienner. Egli è, tra le altre cose, uno dei più grandi produttori musicali della storia. Che colonna sonora deve avere un film di arti marziali?
Deve avere un ritmo ballabile. Deve avere un ritmo che faccia muovere il pubblico.
Gli spettatori non devono guardare semplicemente il film: devono esserne coinvolti.
Ecco perché abbiamo optato per questo tipo di musica.
Abbiamo cercato, provato e riprovato. Questo è stato il processo.
La musica di un film deve essere funzionale. Deve servire la scena.
Se si guarda uno dei nostri combattimenti con la musica e senza musica, la differenza è enorme".

"Ero terrorizzato..."


Finalmente arriva la fase di post-produzione, e tutta la produzione attende con ansia il 18 agosto 1995, data di uscita ufficiale nei cinema.
Il successo fu clamoroso: Mortal Kombat divenne il film più visto per tre settimane consecutive.

Christopher Lambert, attore (interpretò Raiden):
"Quando abbiamo iniziato a girare Mortal Kombat, l'intera l'industria del cinema era molto scettica a riguardo. Non avevamo idea di quale sarebbe stato il risultato".

Paul W.S. Anderson, regista:
"Ero terrorizzato. Come andrà l'esordio al cinema? Ho forse compromesso la mia carriera? Mi manderanno via dagli Stati Uniti d'America?" Mi ricordo di aver pensato: "Dio mio, l'ultimo posto in cui voglio essere è a Los Angeles. Voglio andare da qualche altra parte".
Così sono andato alle Hawaii con la mia ragazza e, una volta giunto al centro del nulla assoluto, ho avuto la notizia che il film era al primo posto ai botteghini, il più visto.
Dissi subito: "Dannazione! Perché non siamo a Los Angeles adesso? Il film è al primo posto! Dovrei essere a Los Angeles in questo momento".
Ma avevo già pagato tutto, così siamo rimasti alle Hawaii per un po'".

Ed Boon, co-creatore della saga di Mortal Kombat:
"Quel giorno ricordo di essermi svegliato e di aver sintonizzato il televisore sulla CNN.
Lì vidi la notizia: Mortal Kombat aveva esordito al cinema con un incasso di 23.300.000 di dollari, il secondo miglior debutto cinematografico della storia, nel mese di agosto. Era qualcosa di incredibile, qualcosa di enorme".

Lauri Apelian, produttore associato:
"Nessuno di noi poteva nemmeno immaginare un tale successo.
Mortal Kombat fu il film più visto per ben tre settimane consecutive".

Paul W.S. Anderson, regista:
"Dopo Mortal Kombat ho voluto provare qualcosa di diverso.
Nel 1997 Mike De Luca, il presidente della New Line Cinema, mi chiese se volessi tornare per dirigere Mortal Kombat: Distruzione totale, ma ho finito per dedicarmi a progetti molto diversi.
Ho girato Punto di non ritorno un film tetro e dark, ma completamente diverso da Mortal Kombat. Ho spesso ripensato a quella mia decisione... Forse avrei dovuto accettare la proposta di Mike. 
Questo sentimento mi ha spinto a girare un altro film tratto da un videogioco, sto parlando di Resident Evil, e questa volta ho intenzione di non commettere lo stesso errore. 
E' ironico pensare che la mia decisione di non dirigere il secondo film di Mortal Kombat è stata il motivo che mi ha spinto a partecipare a Resident Evil, Resident Evil: Apocalypse, Resident Evil: Extinction e Resident Evil: Retribution".

Fonte: [Sito web: The Hollywood Reporter]

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Daniel "Naka" Maschietto
Fondatore, amministratore, webmaster, caporedattore, moderatore.
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Classe 1980, è cresciuto nelle sale giochi, in mezzo ai cabinati. 
Affascinato dai ninja e appassionato di picchiaduro fin dalla più tenera età, non poteva che innamorarsi all'istante della saga di Mortal Kombat.
Nel corso degli anni ha partecipato ad alcuni tornei, da Tekken 3 fino a Street Fighter 4  (passando per Dead or Alive, BlazBlue ed altri ancora).
Adora la competizione sebbene inizialmente ad attirarlo siano stati i personaggi dei picchiaduro, il loro design e la loro storia.
Specializzato in informatica, è sempre attento e interessato agli aspetti più tecnici dei beat'em up. 
Nel 2008 ha fondato Mortal Kombat Addicted per condividere anche con gli altri la passione per il suo primo amore: la mitica saga di Mortal Kombat. .